Amori e altre catastrofi nella psicologia e nella psicopatologia della vita quotidiana (parte terza)

 

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La questione amorosa si pone come materia in cui i dubbi risultano sempre più significativi delle certezze. Credo tuttavia che il segreto per risolvere in parte questo spigoloso arcano stia tutto nel senso che Eric Fromm esprimeva al pari di un geniale gioco di parole, che pongo qui in chiave di duplice domanda: “ho bisogno di te perché ti amo?” oppure “ti amo perché ho bisogno di te?”

Nella vita quotidiana – e a volte anche nelle stanze d’analisi – troppo poco spesso si riflette su questa basilare differenza, che è di sostanza e non di forma.

Gli elementi psichici differenziali tra l’“amare” e l’“essere dipendenti” si trovano nella complessità della scelta, più o meno inconscia, tra le due opportunità presentate da Fromm, che sfumano solo apparentemente l’una nell’altra. Su un piano psicodinamico e clinico, una valutazione più profonda di questa dimensione intra e inter psichica sottolinea come e quanto sia importante non sottovalutare mai il potere della dipendenza affettiva che, sovente in modo patologico,  nel tempo tende a solidificare le relazioni di coppia sulla base di un ideale d’amore falso, alimentato da senso di colpa, paura del cambiamento o del fallimento, collusione e confusione emozionale reciproca, fondamenti che mai consentiranno una vera crescita psicologica ed esistenziale.  Insomma, il contrario di quanto scriveva in modo sublime Nazim Hikmet: Il più bello dei mariè quello che non navigammo.Il più bello dei nostri figlinon è ancora cresciuto.I più belli dei nostri giorninon li abbiamo ancora vissuti.E quello che vorrei dirti di più bellonon te l’ho ancora detto.

Origini e conseguenze della dipendenza affettiva patologica

Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che l’hanno fatto ammalare”. (Ippocrate)

Sigmund Freud presentò un modello psicodinamico della mente che si sviluppava a partire dalle pulsioni d’amore, da quell’Eros che nella teoresi psicoanalitica è visto come il “mattone” fondamentale della vita psichica, come una forza generatrice che tende alla “costruzione” e non alla “distruzione”. In Innamoramento e ipnosi Freud proponeva poi un’emblematica definizione “metapsicologica” dell’amore: “anche nei suoi capricci l’uso linguistico rimane in qualche modo fedele ad una realtà. Chiama ad esempio “amore” relazioni emotive assai svariate, che dal punto di vista teorico noi pure classifichiamo come amore; poi però dubita nuovamente se tale amore sia quello autentico, effettivo, vero, e in tal modo accenna a una gerarchia di possibilità all’interno dei fenomeni amorosi”.

Come intendere quest’ambigua “gerarchia di possibilità all’interno dei fenomeni amorosi”?

Una soluzione, per esempio, potrebbe essere quella individuata da Pablo Neruda in una delle sue più celebri e alte poesie (di cui preferisco non presentare la traduzione in italiano per non perdere la bellezza del modo attraverso cui le parole suonano in lingua originale), dove la forza dell’Eros– contrapposto alThanatos– viene presentata come un ossimoro, apparentemente enigmatico e contraddittorio:

“Note quierosino porque te quiero
yde quererte a no quererte llego
y de esperarte cuando no te espero 
pasa mi corazón del frío al fuego. Te quiero sólo porque a ti te quiero, 
te odio sin fin, y odiándote te ruego, 
y la medida de mi amor viajero 
es no verte y amarte como un ciego. Tal vez consumirá la luz de enero, 
su rayo cruel, mi corazón entero, 
robándome la llave del sosiego.En esta historia sólo yo me muero 
y moriré de amor porque te quiero, 
porque te quiero, amor, a sangre y fuego”.

Ma la realtà della psicologia e della psicopatologia della vita quotidiana, quella che entra nelle stanze d’analisi, purtroppo non si esprime sempre con i canoni aulici tipici dell’arte poetica. Anzi, prima di poter trasformare il materiale clinico oggetto d’analisi in un’“idea” di poesia – o di sogno – c’è bisogno di tanto lavoro sulla retorica di emozioni inespresse o distorte che generano malessere e sintomi.

In generale, l’amore nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più adattative rappresenta una capacità esistenziale molto significativa e, al contempo, il più naturale e profondo bisogno psicologico di ogni essere umano.

Talvolta, tuttavia, la frustrazione e l’assenza di esperienze emotive sufficientemente buone nel corso dell’età evolutiva (situazioni molto frequenti in una società come quella attuale, foriera di contenitori emozionali instabili) possono generare un disconoscimento o una negazione del vero senso psichico di ciò che è e che rappresenta l’Erosnel mondo interno dell’individuo.

Quando un rapporto affettivo si va a configurare attraverso una forma di dipendenza patologica che crea legami di tipo “ossessivo”, viene stabilmente alterato quel necessario equilibrio di reciprocità interpersonale in cui il “dare” e il “ricevere” dovrebbero essere più o meno simmetrici. In tal senso, l’amore può quindi trasformarsi in un’abitudine a soffrire, in un malessere molto profondo che vive nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, come radice di una costante insoddisfazione che alimenta spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. Se l’amore per l’altro viene quindi esperito in un legame di tipo patologico, il vissuto emotivo ad esso correlato diventa parassitario, inibito, deformato, con una stagnazione nella relazione affettiva che si pone come causa ed effetto di una propensione a sviluppare (o incrementare) paura del cambiamento, bisogni di sicurezza e aspettative non realistiche (verso se stessi e verso gli altri).

Nel lavoro psicoterapeutico è abbastanza facile notare in che modo e quanto la dipendenza affettiva sia presente in quasi tutte le relazioni che provocano disagio psichico: la mancanza di autonomia, le percezioni negative e svalutative riguardo al proprio valore e un’inadeguata coscienza di sé (tutti elementi che coincidono con una bassa autostima) intrappolano il soggetto dipendente in un costante vissuto di confusione psichica, alimentato da un continuo bisogno di conferme e gratificazioni (con conseguenti delusioni e frustrazioni nel momento in cui l’oggetto d’amore idealizzato non corrisponde tale fantasia). (segue)

 

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