Il Pensiero: teoria e clinica

“L’uomo è visibilmente fatto per pensare; è tutta la sua dignità e tutto il suo mestiere” (Blaise Pascal, I Pensieri). Il pensiero rappresenta l’espressione più significativa della natura umana e la caratteristica più importante della sua specificità. Storicamente, lo studio dei processi di pensiero è stato dominio della tradizione speculativa e scientifica che, a partire dalle digressioni filosofiche di Aristotele, ha focalizzato l’attenzione sullo studio della logica e, quindi, delle regole alle quali il pensiero, per risultare realistico ed adattativo, deve conformarsi sulla base dei concetti e dei giudizi. In via differenziale rispetto ai principi della logica e alla sua interpretazione marcatamente contenutistica, le teorie psicologiche applicate allo studio del pensiero muovono dal presupposto secondo cui, nelle sue molteplici forme ed espressioni, l’attività psichica ha sempre una valenza bio/psico/sociale che ne definisce struttura e funzioni. In base a questa impostazione, con il termine “pensiero” si indica una organizzazione psichica altamente complessa, organizzata secondo il principio di realtà ma non limitata ai

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Le Crisi Psicosociali

  Lo psicoanalista americano Erik Erikson (1902-1994) ebbe il merito di elaborare una teoria psicosociale dello sviluppo che integra, in modo armonico, i presupposti del modello freudiano con i principi sociologici che fanno riferimento ai concetti di “mondo esterno” e di “realtà esterna” (De Blasi, 2009). Parallelamente a questo pregio, la teoria di Erikson sovradetermina l’importanza di un’impostazione evolutiva costruita contemporaneamente sull’analisi del livello “normale” e del livello “patologico” di sviluppo psichico. Il tipo di preadattamento del neonato umano, meglio definito dall’attitudine a superare le crisi psicosociali attraverso diverse fasi epigenetiche, richiede, oltre a un “ambiente fondamentale” (quale può essere la diade madre/bambino nella dimensione del maternage), anche una serie di ambienti “sociali” più o meno “prevedibili” (famiglia allargata, gruppo dei pari, amici ecc.) L’ambiente deve permettere e salvaguardare: “[…] una serie di sviluppi più o meno discontinui, eppure culturalmente e psicologicamente coerenti, ognuno dei quali si estenda lungo tutto il raggio dei compiti vitali in espansione” (E.Erikson cit.in R.Friedman,

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L’Io-Pelle: teoria e clinica

L’Io-Pelle Dott.Vincenzo De Blasi per appuntamenti: 3494671606 Email: vdeblasi@yahoo.com Studio: via Merulana 134 Roma L’importanza della sensibilità cutanea per la sopravvivenza dell’individuo e della specie è universalmente riconosciuta. La cute ha un ruolo decisivo nel mantenimento omeostatico dell’organismo: si può vivere da ciechi, sordi, privi dell’olfatto e del gusto, ma difficilmente si sopravviverà al deterioramento totale della pelle e alla perdita della funzione tattile. Da un punto di vista filogenetico ed ontogenetico, la cute è il primo ed il più importante organo di senso, quello che ha maggior peso (20% del peso totale del corpo nel neonato e 18% nell’adulto) e che riceve stimoli tattili, termici, dolorifici. La pelle è un organo di senso, per così dire, “multiplo” (tatto, dolore, pressione, calore) ed è strettamente connessa agli al- tri organi di senso esterni (udito, vista, odorato, gusto) ed alla sensibilità cinestetica e di equilibrio. Continuamente disponibile a ricevere segnali di ogni tipo, oltre a stimare il tempo e lo spazio,

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La psicoterapia psicoanalitica

La Psicoterapia Psicodinamica e, in particolare, la Psicoterapia Psicoanalitica è un metodo di applicazione della Psicoanalisi di Sigmund Freud, riconosciuto e praticato a livello mondiale. Oggi costituisce un riferimento teorico e tecnico per altri procedimenti psicoterapeutici, ampliando l’approccio psicoanalitico a quadri clinici e malesseri psicologici sempre più diversificati e complessi, come  conseguenza dei profondi cambiamenti sociali (per esempio modifiche della struttura familiare) che caratterizzano il contesto socio-culturale dell’età contemporanea.  Sulla base del modello di intervento proposto dalla Psicoterapia Psicoanalitica, paziente e terapeuta, nel colloquio, cercano di conoscere e comprendere le cause dei conflitti preconsci e inconsci; cercano, insieme, di capire le fantasie, le aspettative e le paure inconsce che definiscono patologicamente relazioni e legami  nei confronti del partner, della famiglia, del lavoro ma anche nei confronti di se stesso, per poter così privare le rappresentazioni inconsce della loro forza patogena.
 A medio-lungo termine, il trattamento mira così a modificare il disturbo di struttura della personalità. Lo psicoterapeuta psicoanalitico è formato

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