Gli elementi costitutivi della psicoterapia psicoanalitica

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Quali sono gli elementi costitutivi di un buon modello di psicoterapia psicoanalitica?

Dal punto di vista dei PRINCIPI DI AZIONE, vanno considerati come elementi di “psicoterapia psicoanalitica” i seguenti:

(a)       la PERSONALIZZAZIONE  dell’intervento, che suppone la individualizzazione delle teorie e delle tecniche terapeutiche per adattarle alla realtà del paziente, nella maniera più adeguata, opportuna funzionale, critica e flessibile,  pur sempre rispettosa della loro essenziale strutturazione e obiettiva validità;

(b)       il RISPETTO profondo, incondizionato e manifesto per il paziente, per le sue caratteristiche, bisogni, obiettivi, tempi e ritmi di cambiamento. Atteggiamento fondamentale di accettazione e di deferenza (“massima debetur patienti reverentia”!) riferito anche  – e propriamente –  ad una Persona che, per quanto possa apparire come limitata e sofferente, viene sempre e manifestamente considerata dallo psicoterapeuta nella sua profonda e inalienabile dignità, mai come un “oggetto” sul quale “operare” ma sempre e solo come un “soggetto” con il quale “interagire”;

(c)       la RESPONSABILITA’ primaria del Paziente nella definizione e nella scelta  – consapevole e autonoma –  dei propri obiettivi e delle forme e tempi per raggiungerli; responsabilità che, anche se molte volte non può essere concretamente né pienamente attuata sin dall’inizio dell’interazione terapeutica, non viene solo proposta come una “meta” (futura o anche solo “futuribile”!) da raggiungere, ma va considerata sistematicamente come un “impegno concreto e quotidiano”, in modo tale che il paziente si senta e si viva consapevolmente come responsabile della propria terapia (seppure nella misura ottimale delle proprie capacità e disponibilità e senza colpevolizzazioni di sorta) sin dal primo momento di incontro con lo psicoterapeuta;

(d)       la piena SIMMETRIA nel rapporto, all’interno del quale non c’é un “superiore” e un “inferiore”, un soggetto “maturo” e uno “immaturo”, una persona “sana” e una “malata”, “una autorità” che da ordini, suggerisce, consiglia e un “suddito” che ubbidisce e mette in pratica i comandamenti ricevuti, un “maestro” che insegna e un “discepolo” che impara, una “guida illuminata” e un “seguace” che la asseconda, un “oracolo” che parla e interpreta e un “fedele” che ascolta e annuisce, ma due Persone che interagiscono all’interno di una relazione “reale” di profonda, autentica e rispettosa “reciprocità”, “collaborazione”, “confronto critico”, “ricerca sincera”, riconosciuta “autonomia”, seppure con ruoli definitamente, manifestamente e consapevolmente diversi;

(e)       la PROFESSIONALITA’ che deve caratterizzare ogni momento e modalità dell’agire dello Psicoterapeuta, che non é, né appare, né (per quanto il paziente  – consciamente o inconsciamente – lo possa desiderare, chiedere e persino pretendere) accetta mai di essere e di comportarsi come un “amico”, un “confidente”, un “aiuto”, un “consolatore”, un “genitore “sostitutivo”, un “taumaturgo”, una “guida” ma solo e niente di più e di meno che come un “professionista” che svolge la propria attività in maniera seria (fondata su teorie verificate e valutate in forma critica e utilizzando, in maniera competente, metodi e tecniche sufficientemente collaudate), programmata, costante, corretta, coerente, congruente e con pieno coinvolgimento e disponibilità (anche  se esclusivamente di tipo “professionale” !). E che fa tutto questo in primo luogo non per motivi  di tipo chiaramente o vagamente “soterologico”  o “solidaristico” (“aiutare chi si trova in difficoltà”, ‘fare del bene”, “porre le proprie capacità al servizio di chi ne ha bisogno” ecc.), ma con l’obiettivo essenziale di ottenere, come conseguenza della consapevolezza di aver realizzato un lavoro in maniera adeguata e coerente con le proprie aspirazioni e capacità, quelle gratificazioni che sono utili per rinforzare la stima di sé e per confermare l’auto-affermazione.

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