Studi sul tatuaggio e la psiche

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In medicina il concetto di tatuaggio viene impiegato per descrivere le macchie cutanee permanenti dovute all’introduzione, nella cute, di pigmenti insolubili.

L’etimologia della parola viene fatta risalire a“tàtan”, che nell’antica lingua di Tahiti significa “disegnare”, mentre la parola italianatatuaggioderiva dal verbo francese tatouer.

Nel De Mauro,Il dizionario della lingua italiana,alla voce tatuaggio leggiamo: “pratica che consiste nell’eseguire sulla pelle disegni o pitture indelebili a scopo magico, rituale o decorativo, mediante iniezione di sostanze coloranti o scarificazione.”

Nelle culture primitive il tatuaggio ha un valore magico, sociale e tribale, a carattere spesso artistico. In tal senso, il significato del tatuaggio riflette vari miti e paure, che transitano, mutando secondo differenti forme e tecniche, da una cultura all’altra.I disegni ricoprono la pelle,e spesso esprimono simbolicamente la “socializzazione” del corpo umano, attraversola subordinazione degli aspetti fisici dell’esistenza individuale ai comportamenti e ai valori sociali comuni. In alcune società, i tatuaggi sono segnidi attrazione sessuale, talismaniper allontanare gli spiriti maligni e le malattie.A livello tribale si può caratterizzare per motivi differenti: tra gli eschimesi, per esempio, il pescatore si fa fare un tatuaggio sul braccio o sul polso per poter meglio colpire la preda; anche in Polinesia il tatuaggio può comparire come forma di vestiario, sebbene più spesso costituisca un indice di rango (Maori) o dell’appartenenza ad una società segreta (Tahiti). Presso altri popoli esso ha valore iniziatici, come in Tasmania, in Cina, in Australia, in Indonesia. (Cerulli, 1991)

Nella pratica del tatuaggio antico c’èquasi sempre la presenza di un pensiero magico-animistico secondo cui il messaggio è un elemento di unione tral’uomo e la natura in una fusione cosmologica.

Accanto a queste manifestazioni, si è anche diffusa l’idea che il tatuaggio avesse una valenza negativa. I latini usavano il termine“stigma”, come una sorta disegnoper marchiare schiavi e delinquenti. La Chiesa, lo ha condannatocome manifestazione dei poteri di satana, sebbene nei primi tempi del cristianesimo esso venisse impiegatocome segno di riconoscimento, tatuando una croce come facevano coloro che partivano per le crociate.

Il tatuaggio ornamentale viene praticato per puntura, in alcune culture con aghi o altri oggetti appuntiti (denti di animali, ossa, legnetti), introducendo nello spessore del derma sostanze di varia natura chimica e di diverso colore: solitamente viene impiegato il cinabro per il rosso, il cromossido per il verde, i sali di cobalto per il blu (Basetti 1991); in culture arcaiche sono stati utilizzati ancheresine, cenere, sostanze vegetali o animali, mescolati con acqua, sangue, urina, sperma o saliva.

Una particolare tecnica di tatuaggio ornamentale, diffuso tra i popoli in Africa centrale e in Nuova Guinea, nonché presso alcune culture arcaiche (tasmani, andamanesi) viene prodotto per cicatrice: la scarificazioneè una deformazione cutanea creata a scopi protettivi, magici e decorativi e talora si configura come autentico distintivo tribale. Essa consiste in incisioni sulla pelle del corpo o del volto per produrre cicatrici depresse o rilevate (cheloidi) permanenti, in cui vengono introdotti materiali inerti, come carbone, argilla ecc. (Cerulli, 1990). Il fatto che sia stata praticata in popolazioni tanto differenti e affatto caratterizzate da altre forme di mutilazione del corpo, fa supporre che la scarificazione abbia origini molto antiche.

Nel mondo occidentale il tatuaggio ha assunto una valenza ambivalente e contraddittoria, emblema di trasgressione e marginalità, nonché scelta personale volutamente ricercata.

Tra il XVIII° e il XIX° secolo, il tatuaggio è stato considerato una sorta di contrassegno che identificava i selvaggi, i criminali, gli omosessuali, le prostitute e tutti coloro ai margini della società. Tuttavia, l’esposizione alle prime forme ornamentali di tatuaggio, mediante gli spettacoli circensi e l’esibizione di simboli tatuati da parte di signori europei al ritorno dai loro viaggi in terre esotiche, ha diffuso un certo interesse, soprattutto tra la ricca borghesia e l’aristocrazia.

In Italia ha trovato grande diffusione negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, dopo l’ampia espansione ottenuta negli Stati Uniti e in Inghilterra, quando specifici gruppi di ragazzi assumevano come elemento distintivo un particolare simbolo tatuato.

Sostenuto anche dall’invenzione della macchinetta elettrica, che ha reso più nitide, piacevoli e facili da riprodurre le immagini disegnate, il tatuaggio è diventato un ornamento corporeo ampiamente ricercato nel mondo occidentale.

Nell’epoca contemporanea, il tatuaggio è anche un mezzo attraverso cui il soggetto identifica se stesso e la propria appartenenza a un gruppo, anche se gli attuali “consumatori di tatuaggi” cominciano a esprimere, sulla pelle e sotto la pelle, il desiderio di un certo individualismo.In quanto rituale di incisione, costituisce una modalità di presa di contatto con il proprio corpo e, tramite esso, con il contesto sociale.

La decisione di incidere sul proprio corpo un tatuaggio assume caratteristiche di grande rilevanza in adolescenza: avendo perso nel tempo il significato di simbolo contestatario o di marchio, esso ha assunto la qualità di “moda generazionale”(Pietropolli Charmet, Marcazzan 2000).

Il vissuto tipicamente adolescenziale tende, infatti, a palesarsi nel corpo, sede primaria delle modificazioni che coinvolgono l’età evolutiva.

Se il corpo costituisce l’oggetto mentale per eccellenza, è proprio il conflitto corporeo la dimensione psichica che paradossalmente incoraggia la psiche a comprenderlo, conoscerlo, contenerlo, assumendo un assetto di maggiore strutturazione. In questo senso, il corpo spinge la psiche ad evolvere verso forme più progredite: il corpo, quindi, è fonte di funzioni di natura sensoriale, metabolica, fisiologica che andranno progressivamente ad articolarsi con quelle mentali.

Il ricorso al tatuaggio può quindi avere il compito di favorire processi di integrazione psiche-soma: è una specie di segno incancellabile che evoca il percorso compiuto e quello che si sta per dischiudere, concretizzando il passaggio dall’uno all’altro.

Il tatuaggio, quale segno indelebile sul corpo, diviene simbolicamente la sede delle dinamiche di separazione/individuazione e di comunicazione/scambio tra la sfera individuale e quella sociale, nonché un veicolo per esprimere valori, credenze, speranze, motivazioni. Lo si può comprendere alla luce dell’esperienza del dolore ad esso connessa: la sua durata intermittente costituisce una componente importante dell’iscrizione corporea e manifestazione di quanto non può espresso verbalmente.

 

Psicologo, Psicoterapeuta

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