Amori e altre catastrofi nella psicologia e nella psicopatologia della vita quotidiana (parte terza)
La questione amorosa si pone come materia in cui i dubbi risultano sempre più significativi delle certezze. Credo tuttavia
La questione amorosa si pone come materia in cui i dubbi risultano sempre più significativi delle certezze. Credo tuttavia
Quello di Freud per l’arte e la letteratura fu più di un semplice interesse metapsicologico. Sin dagli inizi del metodo
Il contributo di Freud allo studio dei gruppi Dall’accezione teorica di Claudio Neri, possiamo segnalare come le idee più importanti per un approccio psicoanalitico al gruppo siano state elaborate in un arco di tempo di circa cinquant’anni, quello che intercorre tra Totem e Tabù (1912/1913) di S. Freud ed Esperienze nei gruppi (1961) di W. R. Bion. Durante questo periodo ci furono molti cambiamenti nel modo di concepire il gruppo: tra il “gruppo-massa” di cui aveva parlato Freud e quello di cui si interessò Bion vi sono numerose e significative differenze (Neri, Gruppo, 1998). Lo studio che Freud intese operare sulle dinamiche dei gruppi, quindi, pur non rientrando in modo specifico nell’ambito della teoria e delle tecniche che caratterizzano le metodologie gruppoanalitiche (come al contrario accade per la metodologia inaugurata da W.Bion) dimostrano indiscutibilmente un alto valore metapsicologico e speculativo. In primo luogo, il saggio “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, opera in cui Freud si propose di dare risposta
A cura del dott. Vincenzo De Blasi (Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, riceve a Roma in via Giambullari, 8, zona Colosseo/San Giovanni; per appuntamenti: tel.3494671606) Quando nel 2006 ebbi il privilegio di incontrare Daniel Stern in supervisione, il mio modo di pensare la teoria e la tecnica psicoterapeutica cambiò definitivamente. Stern, con il suo modo elegante di rileggere la storia clinica che con non poco timore reverenziale avevo sottoposto alla sua attenzione e con un atteggiamento diversamente formativo dai miei precedenti supervisori, mi portò a pensare la narrazione del paziente in modo sostanzialmente nuovo rispetto al modello psicoanalitico che fino ad allora avevo appreso in 4 anni di specializzazione. Trasformando i problemi clinici, i compiti e le crisi evolutive (come l’attaccamento, l’indipendenza e la sicurezza) in linee di sviluppo (problemi di vita piuttosto che stadi specifici) e sostituendoli con il senso di Sé, la dimensione terapeutica che avevo imparato a resocontare dall’incontro con professor Stern divenne più libera nell’analisi del locus d’origine storico e