Adolescenza e alimentazione

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L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti. Assistiamo quindi ad importanti trasformazioni che riguardano non solo la sfera psichica ma anche quella fisica e sociale con le quali l’adolescente deve rapportarsi. Molti autori hanno descritto l’adolescenza come il periodo del “turbamento”, il grande “turmoil” nel quale l’equilibrio psichico dell’adolescente viene messo a dura prova poiché si ritrova a dover gestire nuovi compiti evolutivi connessi con i cambiamenti legati al corpo sessuato. Il confine, quindi, tra normalità e patologia in questo periodo diventa molto labile ed è difficile stabilire con certezza dove inizia la patologia. Di conseguenza possiamo interpretare il disturbo mentale nell’adolescenza come la conseguenza del fallimento dei compiti evolutivi.

I coniugi Laufer (1984) hanno teorizzato che il compito evolutivo principale dell’adolescente è quello di accettare le trasformazioni sessuali della pubertà e quindi integrare il sé come corpo sessuato. L’incapacità di accettare questa condizione viene definita break-down evolutivo, ovvero un rifiuto inconscio del corpo sessualmente maturo che viene vissuto come minaccioso. Il contributo dei Laufer è stato di aver approfondito i problemi legati alle modificazioni corporee e l’impatto che questi hanno sulla realtà psichica inconscia dell’adolescente.

Il corpo è il grande protagonista, con le sue trasformazioni e l’irrompere della sessualità.

I disturbi del comportamento alimentare rappresentano un agito sul proprio corpo, una parziale difesa nei confronti dell’elaborazione mentale,veicolo preferenziale per comunicare e mostrare un disagio psicologico.

Nella patologia del comportamento alimentare il cibo  viene svuotato della sua funzione di nutrire, crescere  per diventare oggetto di rifiuto ostinato ed espressione di conflitti e tensioni familiari.

L’ingresso della malattia può avvenire dopo un abbandono, un lutto, una sconfitta, una modificazione degli equilibri familiari,  nuove e pressanti richieste ambientali. In alcuni casi la malattia si manifesta in modo acuto dopo uno sviluppo infantile apparentemente asintomatico, altre volte può iniziare in maniera piuttosto subdola con una restrizione dietetica, molte volte motivata da un sovrappeso precedente, e comunque legata all’attenzione sul corpo. Questo comportamento di iniziale controllo alimentare si associa spesso  all’intraprendere attività fisiche che consentano ulteriormente il controllo delle calorie e progressivamente a  selettività dietetica.

I disturbi alimentari sono tra le patologie più frequenti che si possono riscontare nel periodo del break-down evolutivo, che hanno una elevata incidenza nella popolazione femminile. I fattori che maggiormente influenzano l’insorgere della patologia anoressica sono: sovrappeso in età infantile, diete in età infantile, malattie croniche, tratti ossessivi di personalità, perfezionismo patologico, difficoltà nel processo di separazione- individuazione, rifiuto del corpo adulto e della sessualità. Diversamente nella bulimia si riscontrano tratti di personalità borderline, scarso controllo degli impulsi, intolleranza alle frustrazioni, bruschi cambiamenti di umore, sessualità promiscua (Ammaniti, 2002).

I disturbi dell’alimentazione hanno una genesi multifattoriale: gli elementi attingono alla sfera pulsionale dell’individuo, all’ambiente ed alcuni fattori  di ordine medico che possono agire da cofattori e/o elementi scatenanti, come le malattie  endocrine o del metabolismo .

La prognosi in questi disturbi non è spesso favorevole, basta pensare che l’anoressia rappresenta la causa di morte più frequente tra le adolescenti. La guarigione non è mai completa poiché il rischio di ricadute è sempre elevato anche a distanza di anni e si assiste spesso all’oscillazione da una patologia all’altra.

L’approccio terapeutico consigliato in questi casi è di tipo multidisciplinare (equipe composta da psichiatri, psicologi, nutrizionisti, medici, infermieri), tuttavia le più consigliate sono: la terapia sistemico- familiare per i pazienti più giovani, le terapie individuali con gli adulti e la cognitivo- comportamentale.

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