La questione del narcisismo in psicoterapia

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Freud riteneva che tutta l’energia libidica fosse inizialmente diretta verso il Sé, attraverso una dinamica di “narcisismo primario” che andava a definire uno stato rappresentazionale interno di onnipotenza, fantasia e “pensiero magico”.

Nel seguire l’impostazione psicoanalitica classica, le graduali frustrazioni di questa primaria condizione narcisistica dirigono la libido verso il mondo oggettuale esterno e, pertanto, alimentano la ricerca di elementi estrinseci che possano gratificare i desideri e le pulsioni: in questo processo, la libido narcisistica, normalmente, si trasforma in libido oggettuale e il bambino fa dei genitori i suoi primi oggetti d’amore (complesso di Edipo).

L’attaccamento ai genitori e le fantasie edipiche sviluppano l’ostacolo psichico successivo: se il bambino è incapace di rinunciare alle prime fantasie relazionali (con il loro carico di onnipotenza e di egocentrismo magico), la libido tende a fissarsi in modalità nevrotiche su oggetti arcaici.

In questa prospettiva, quindi, la libido narcisistica e la libido oggettuale risultano inversamente proporzionali.

A partire dal 1971, Kouht divise la teoria pulsionale di Freud, marcando due linee indipendenti di sviluppo, correlate secondo il principio di “complementarità” ma funzionalmente distinte, delle quali una porta allo sviluppo dell’amore oggettuale, l’altra all’amore di Sé in qualità di “narcisismo sano”.

I due tipi di libido investono oggetti diversi: la libido oggettuale è rivolta verso oggetti “veri”, sperimentati come realmente separati dal soggetto; la libido narcisistica investe gli oggetti-Sé, in cui l’oggetto è sperimentato come una estensione del Sé ed esplica le funzioni vitali di rispecchiamento e idealizzazione.

Le principali innovazioni operate da Kouht rientrano nell’area di sviluppo che caratterizza la libido narcisistica, propedeutica rispetto alla libido oggettuale, e che determina le prime relazioni con gli oggetti-Sé.

In tal senso, il Sé è il “nucleo della personalità” e si sviluppa dall’interscambio con le principali figure parentali all’interno di relazioni che sono caratterizzate non tanto dalla gratificazione pulsionale, quanto, piuttosto, dall’instaurarsi e dal trasformarsi delle forme più o meno empatiche e sintoniche di interazione intersoggettiva. I disordini del Sé hanno origine nei periodi precoci dell’infanzia, rappresentano una serie di deviazioni all’interno della linea di libido narcisistica di sviluppo, sono prodotti da risposte difettose degli oggetti-Sé e tendono a degradare nelle forme patologiche di organizzazione narcisistica della personalità.

Sulla base di questa impostazione prettamente relazionale, è possibile sostituire la distinzione tra nevrosi strutturale e disordine narcisistico della personalità, con la rispettiva distinzione tra patologia del Sé pre-edipica e patologia del Sé edipica (Kohut, 1980).

Lapsicologia del Sé abbraccia una vasta gamma di fenomeni di sviluppo: a differenza dell’approccio stadiale di matrice psicoanalitica, permea l’intero processo che porta alla maturazione psichica della personalità e presuppone che il significato essenziale dei conflitti libidici possa essere meglio compreso non nei termini di richiesta pulsionale, ma nei termini di un Sé che si sviluppa all’interno delle relazioni con gli oggetti. Nella prospettiva kouhtiana risulta chiaro che la struttura del Sé diventa il centro dell’iniziativa individuale e non riflette tanto l’espressione istintuale quanto, più marcatamente, la qualità delle relazioni intersoggettive: l’ “esperienza pulsionale” diventa una reazione difensiva disadattativa e patologica, innescata dai deficit precedenti di un Sé già indebolito e i disordini di personalità riflettono tentativi disperati e inevitabilmente vani di puntellare e sostenere un mondo interno già difettoso.

In tal senso, la psicopatologia può essere interpretata come una forma di disagio derivante da una significativa deficienza ambientale, in cui le figure parentali non hanno permesso al bambino di costituire e dissolvere gradualmente le necessarie configurazioni di oggetti-Sé attraverso i processi di internalizzazione trasmutante.

La teoresi di Kouht sottolinea evidentemente il ruolo delle dinamiche narcisistiche nella costruzione evolutiva della personalità: il narcisismo sano si riflette nella sensazione di solidarietà e vitalità intera, nella capacità di controllare in modo adattativo le proprie potenzialità e di puntare agli obiettivi, in un’autostima affidabile e duratura di fronte alle delusioni che consente un sereno orgoglio e nel piacere della riuscita.

I bambini vivono in un mondo a cui cercano di rispondere in termini adattativi attraverso un normale e funzionale senso di onnipotenza che, nelle prime fasi di sviluppo infantile, consente di sostenere il senso di un Sé emergente.

La teoria tradizionale considerava l’eccessiva valutazione fantasmatica di Sé e degli adulti significativi come una sorta di irrazionalità immatura da superare per rendere possibile lo sviluppo di legami realistici con gli altri e con il mondo esterno in generale (Mitchell e Black, 1995).

A partire da una profonda esperienza clinica, è possibile complementarmente vedere nel narcisismo infantile una condizione di forte vitalità, esuberanza, espansività e una creatività personale (narcisismo sano) assenti negli adulti che conducono vite prive di entusiasmo e di significato, perché controllano difensivamente un immagine di Sé fragile, esagerata che li isola e li limita (narcisismo patologico).

Nello sviluppo sano le immagini narcisistiche del Sé e degli altri si ridimensionano a poco a poco fino a raggiungere proporzioni più realistiche: inevitabili e tuttavia gestibili, le “frustrazioni ottimali” si verificano all’interno di un ambiente generale di sostegno. Su questa base sicura, il bambino si rivela all’altezza della situazione, sopravvive alla frustrazione e alla delusione e nel corso di questo processo ha la possibilità di interiorizzare gradualmente tutte le funzioni vitali degli oggetti-Sé e maturare quindi la propria soggettività.

Sulla base di queste osservazioni, il narcisismo sano è il mattone fondamentale alla piena realizzazione del Sé e si struttura su due componenti fondamentali: 1) l’ambizione vitalizzante e propositiva e 2) gli obiettivi idealizzati e raggiungibili.

Il Sé sano si lancia nel mondo sfruttando i suoi talenti e le sue abilità, a partire da una piattaforma di ambizioni narcisistiche normalmente adattative e ricche di energie dirette verso obiettivi egodistonici carichi di significati personali.

 

Psicologo, Psicoterapeuta

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